Capricci nei bambini: 4 semplici mosse per gestirli al meglio

Come comportarsi di fronte alle classiche "capocciate sul pavimento"?

Scritto da: annalisa.rende | Pubblicato il: 06/09/2015

Categoria:

Educazione

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Cos’è il capriccio se non un modo di comunicare qualcosa? Sonno, fame, malessere, bisogno di attenzione spesso vengono espressi attraverso quello che noi consideriamo un “fastidioso capriccio”.

Bene, prima di arrabbiarci, di etichettare i bambini come "capricciosi", di rifilare punizioni o assecondare quel modo “bizzarro” di comunicare, cerchiamo per un attimo di metterci nei panni dei bambini, cerchiamo di ricordare quando anche noi eravamo piccoli per comprendere cosa il nostro bambino vuole comunicarci.

Cosa troverai in questo articolo?


Perchè i bambini fanno i capricci?

Il capriccio è spesso la modalità attraverso cui i bambini riescono ad ottenere nel minor tempo possibile l’attenzione dell’adulto. Quindi quale modo più efficace per farsi ascoltare dai genitori?

Obiettivo dei genitori e di chi si prende cura del bambino è quello di permetter loro di capire che esiste un modo diverso di comunicare i propri bisogni.

In che modo possiamo fare questo? Rinforzando positivamente il comportamento adeguato e dunque ascoltandolo con attenzione quando ci parla o ci indica qualcosa mostrando così di aver scelto il linguaggio e/o una gestualità calma e composta per comunicarci esigenze e stati d’animo; viceversa invece dovremo semplicemente ignorarlo quando metterà in opera comportamenti inadeguati come urla e pianti al fine di comunicarci che ha bisogno di attenzione. In pratica il bambino deve capire che il modo più veloce ed immediato per ottenere l’attenzione degli adulti è quello di esprimersi senza utilizzare pianti, urla e strepiti.


Approccio al capriccio in 4 mosse

Non è sempre facile gestire il momento di capriccio, spesso i bambini non si limitano a piangere ma a venirci dietro, a tirarci e questo accade soprattutto quando richiedono la nostra attenzione. Assecondarli significherebbe fargli capire che è quello il modo giusto per relazionarsi con noi. Cosa possiamo fare in questi casi?

Vediamo qui 4 SEMPLICI GESTI, apparentemente scontati, ma ahimè purtroppo molte volte trascurati da genitori che troppo facilmente si fanno prendere dalla rabbia oppure al contrario dalla tentazione di accontentare il piccolo!

1) CREARE UN INIZIALE MOMENTO DI "TIME-OUT" invitandolo a pensare che non è quello il modo di far capire ciò che vuole. 

Invitiamoli a sedersi e calmarsi, se necessario utilizziamo anche un modo autorevole. Nel paralre in questa fase coi nostri bambini, non mostriamoci mai distanti o adirati, cerchiamo sempre di abbassarci, mettendoci alla loro altezza e guardandoli negli occhi. Dopodichè cominceremo ad ignorarli finchè non si saranno calmati. Un preliminare "momento time-out" può aiutare... stare seduti per un po’, magari nella loro camera dove possono stare da soli, tranquilli e ridimensionare la loro rabbia. Una volta calmati ci avviciniamo, gli parliamo, gli facciamo capire che ci siamo.


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2) IGNORIAMOLO MA SENZA ARRABBIARCI

Durante tutta la fase acuta del capriccio, tra urla e strepiti, non dobbiamo far altro che ignorarli affinchè il piccolo comprenda che la strategia comunicativa del capriccio, non è una buona soluzione per attirare l'attenzione.


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Come agire se il bimbo per attrarre la nostra attenzione rischia di farsi male? Come fare se inizia a dare le classiche "capocciate" sul pavimento? Questo è forse il momento più delicato della gestione di un capriccio, ed è il momento in cui è più facile cedere ed accontentarlo, lasciandogli così il chiaro messaggio che per ottenere ciò che desidera gli basta fare a capocciate sul pavimento... e rischiando così di alimentare in futuro tali dinamiche comportamentali. Come regolarsi dunque?

La risposta è questa: bisognerà ovviamente impedire che il bimbo si faccia male e dunque bisognerà contenerlo fisicamente ma sarà anche opportuno continuare ad evitare di parlargli finchè non si sarà calmato... nel far ciò però la bravura del genitore/educatore dovrà essere questa: se da un lato ci si avvicina al bambino per contenerlo, dall'altro bisogna mostrargli che si sta continuando ad ignorare il messaggio che lui sta cercando di veicolare attraverso il capriccio... parlargli il meno possibile può essere un'ottima strategia, limitandosi magari semplicemente a dirgli un'unica volta "Smettila che ti fai male", ma senza insistere più di tanto con le parole, perchè tanto in quel momento non ci ascolterà. Deve capire che fisicamente siamo con lui solo per evitargli che si faccia male, ma dal punto di vista emotivo e comunicativo saremo distanti da lui finchè non terminerà il suo capriccio. Altrimenti persisterà nei suoi atti autolesionisti e li ripeterà altre volte perchè comprenderà che "dare le capocciate" è il modo per creare un contatto emotivo con voi.

Per quanto possibile sarà anche utile evitare di innescare meccanismi di gioco-forza col bimbo... altrimenti capirà che "vince se riesce ad essere più forte di voi" e aumenterà le condotte autolesioniste... far forza solo nel frangente in cui è necessario bloccarlo, ma rilasciare i muscoli un attimo dopo... ed avere i riflessi pronti a bloccarlo ad una nuova "capocciata". Insomma essere li, apparentemente disinteressati a lui e solo brevemente reattivi ai suoi atti violenti... nulla di più.

Non è per nulla semplice mettere in opera un simile atteggiamento. Ed è infatti questo il motivo per cui in caso di "capocciate sul pavimento" solitamente alla fine è sempre il bambino ad averla vinta, ottenendo ciò che desiderava ed accrescendo sempre più tali condotte comportamentali.

NB: l'intervento di terze persone (nonni, zii o altri) che accolgano e accontentino il bimbo è altamente deleterio!

3) MAI MENTIRE PUR DI FARLI TACERE

Assolutamente con i bambini non bisogna mentire e soprattutto non bisogna fare promesse che poi non si possono mantenere: questo farebbe arrabbiare chiunque, anche gli adulti.


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4) ESSERE COERENTI TRA PAROLE E FATTI, sia nelle promesse che nei piccoli e bonari compromessi...

Mi spiego meglio. Quante volte è capitato dover gestire un capriccio nel negozio di giocattoli? Ogni gioco si vuole portare a casa e per ogni gioco da voler portare a casa nasce una storia. Bene, prepariamoli: si entra ma non si compra tutto, un solo giochino e se si fanno capricci si ritorna a casa a mani vuote. E qui viene la parte difficile per il genitore: nel caso in cui il bimbo faccia i capricci bisognerà aver il cuore duro di tornare VERAMENTE a casa a mani vuote. Non è un ricatto, ma un compromesso, un trovare un punto d’incontro e rispettarlo. Se i genitore non tiene fede al patto stretto, in un senso o nell'altro, egli perderà autorevolezza e credibilità agli occhi del bambino! Gli regaleremo dunque l'ennesimo inutile giochino ma lo priveremo di un pezzetto del regalo più grande che ogni genitore può e deve fare al proprio bimbo: aiutarlo pian piano a diventare una persona matura e autonoma. Ed anche se guardando gli occhi delusi del piccolo che esce a mani vuote dal negozio ci si stringerà un pò il cuore, dobbiamo essere forti, perchè essere genitori vuol dire anche avere il coraggio di fare questo per il suo bene.


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Concludendo dunque il capriccio è per il bambino uno strumento di comunicazione... sta ai genitori capire cosa vuole comunicare e, con tanto amore e tanta pazienza, fargli trovare il modo giusto per farlo!

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Scritto da: Dott.ssa Annalisa Rende - Psicomotricista Funzionale

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