Vaccinazioni: risposta di Serravalle alla lettera del dott. Troiano

Scritto da Redazione il

Riportiamo per correttezza e per dar modo ai notri utenti di ascoltare entrambe le campane il testo integrale della cortese risposta che il dott. Eugenio Serravalle ha voluto dedicare alla nostra lettera rivolta ai medici antivaccinisti che probabilmente avete già letto a questo link:

http://www.faropediatrico.com/articolo/vaccinazioni-lettera-di-un-pediatra-ad-un-medico-antivaccinista

A quest altro link troverete invece la controrisposta del dott. Raffaele Troiano:

http://www.faropediatrico.com/articolo/vaccinazioni-risposta-del-dottor-troiano-a-serravalle

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Titolo scelto da Serravalle: RISPOSTA AD UNA LETTERA PIENA DI INSULTI E PRIVA DI IDEE...

Egregio Dottor Troiano,

dal momento che lei avanza accuse molto circostanziate contro un generico medico anti-vaccinista, e dal momento che quelle accuse non mi si applicano affatto, non sono certo di essere io l’oggetto della sua indignazione.
Questa abitudine di mostrare certezze ferree sulle malefatte di individui senza nome e cognome devo dire che non è di per sé indice di molta serietà, giacché è la serietà al centro del suo discorso, giusto? L’assoluta serietà di chi come lei denuncia la frode che è in persone come me. Corretto? Allora ammettiamo che la persona cui lei si riferisce sia io, dal momento che ho in comune con l’anonimo che lei ha accusato (dimostrando poco esercizio di quella virtù che si chiama coraggio) il fatto di non condividere le sue posizioni in materia di vaccini, di fare conferenze e di scrivere libri sull’argomento.
Non so se lei sia d’accordo, ma a me hanno insegnato che la prima regola per essere una persona seria è di informarsi sulle cose di cui si parla, specialmente se intendono screditare la reputazione di qualcuno, nel caso specifico un suo collega.
Allora, cominciamo proprio da qui: il rapporto di correttezza verso i colleghi. Lei dice che io ho fatto di tutto per screditare la classe medica. Ora mi sembra che lei mi attribuisca dei poteri che assolutamente non ho. Se una parte della classe medica è screditata agli occhi dell’opinione pubblica, attribuirne la causa al dottor Serravalle significa davvero sovrastimarne l’influenza. Una parte della classe medica, sicuramente non tutta e neppure la maggior parte, ha atteso con le proprie mani a questo infelice compito di screditarsi la reputazione. Se è vessata da processi e richieste di risarcimento non credo proprio lo debba esclusivamente alla natura intrinseca della professione medica, che comporta inevitabilmente il rischio di sbagliare, e neppure lo debba al sottoscritto, ma al fatto che spesso questo margine di rischio è stato elevato un po’ troppo, per disattenzione, per disinformazione, alle volte perfino per impreparazione.
Ad ogni modo, fino ad oggi io non ho intascato un euro per presunte perizie in cause legali su danni da vaccino, né sono entrato a far parte di alcun CTU in alcuna vertenza con il sistema sanitario, come lei afferma. Pur essendomene state offerte molte, ho accettato una perizia solo alcune settima fa e riguarda un caso in cui è la stessa ASL a dichiarare che c’è nesso causale tra vaccinazione ed i sintomi rilevati nel bambino, ma sto ancora valutando la documentazione per cui posso tranquillamente ribadire che fino ad oggi non ho mai percepito alcun onorario per svolgere perizie legali. Ho solo visitato bambini danneggiati da vaccino, i quali, come lei stesso dichiara, non sono un prodotto della fantasia di qualcuno ma esistono davvero, anche se (aggiungo io) vengono ignorati.
Seconda accusa: io ingannerei “platee di genitori” soggiogandoli. Anche questa è una curiosa sovrastima dei miei poteri. Visto che lei sembra avere molta fiducia nelle leggi economiche, le dirò che il rapporto tra medico e paziente funziona su per giù come in borsa il rapporto tra investitori e imprese: se salta fuori che anche solo qualche volta uno ha truccato i bilanci, la gente lo abbandona e non gli affida più i suoi risparmi. A maggior ragione quando si tratta dei figli. Nessuno va da un medico con cieca fiducia in lui a priori, vuole quanto meno metterlo alla prova alla prima occasione, soprattutto se è un medico privato, come me, che la gente deve pagare e che evita di consultare se si trova altrettanto bene con un medico che lavora nel sistema sanitario pubblico. La fiducia del paziente uno se la deve conquistare con i fatti e può guadagnarla, così come perderla. Ecco perché l’importante è credere in quello che si fa ed in quello che si dice. Io mi sono sempre avvalso della forza delle mie convinzioni, mai delle calunnie verso un collega. La sfido a trovare un mio paziente presso il quale io abbia fatto nome e cognome di un medico che non condivida le mie posizioni in materia di vaccini e contro il quale io abbia formulato giudizi ingiuriosi o denigratori. Invece potrei farle il nome ed il cognome di più di un collega che ha esortato i miei pazienti a non fidarsi di me, appellandomi con una serie variopinta di termini insultanti. Non mi meraviglio se poi questi stessi pazienti si sentano più a proprio agio con chi non insulta, non prevarica, espone la propria visione delle cose e necessariamente accetta che i genitori possano restare o anche andarsene e non tornare mai più. Non mi sembra che alzare gli occhi al cielo, fare esclamazioni, fare sorrisi di derisione davanti a genitori che chiedono informazioni sulla opportunità o meno di vaccinare sia mai stato un buon metodo per guadagnarsi la fiducia di un paziente. Conosco medici convintissimi della necessità di ricorrere a tutte le vaccinazioni obbligatorie e raccomandate e che godono della totale fiducia dei loro pazienti. Segno che avranno saputo anche loro conquistarsela con i fatti, ma non certo usando aggressività e sarcasmo nei confronti di chiunque. Il rapporto di fiducia con il paziente non è un mio monopolio né un mio brevetto con marchio registrato, è aperto a tutti, ma certo richiede pazienza, fatica, e voglia di comunicare con le persone.
E veniamo all’accusa che lei anticipa fin dall’inizio della sua lettera, e che formula per esteso solo alla fine, per accrescere la suspense dei lettori e chiudere con quello che evidentemente lei ritiene un gran colpo di scena: i miei interessi economici, anzi il mio incredibile talento imprenditoriale nello scrivere e vendere libri sui vaccini, con ricavi enormi. Scelgo a caso tra le tante sue dichiarazioni sui miei ricavi editoriali:

Avrei tanto voluto illudermi che tu fossi una persona onesta e vera,

che aveva scelto di deviare la gente dal vaccinare perchè realmente

credeva in ciò. Ed avrei quindi voluto sognare che magari almeno gli

incassi derivanti dalla vendita dei tuoi libri fossero stati

COMPLETAMENTE devoluti in beneficenza a vantaggio di chi ha subito

REALI danni da vaccino... (ma sulle copertine dei tuoi libri non ho

trovato scritto nulla di tutto ciò!). Solo se avessi notizia di una

cosa simile mi ricrederei almeno sull'idea "umana" che mi sono fatto

di te e penserei che davvero credi genuinamente in ciò che dici e non

lo fai per soldi e ti mostrerei anche il mio rispetto.

Confesso che il mio ego è stato tentato di non smentire le sue affermazioni. In fondo è attraente l’idea di passare per un genio degli affari capace di ricavare una fortuna da libri che trattano argomenti tanto dilettevoli quanto i vaccini. E’ prevalso però alla fine un altro genere di piacere, quello di fare verificare ai miei assistiti quanta fondatezza abbiano le cazzate, ripetute da più parti, sul mio presunto business editoriale. Mi scuso per la parola che non è politically correct, ma sempre per amore di verità mi sembra giusto chiamare certe affermazioni con l’unico nome che si addice loro. Vediamoli allora questi ricavi.

Vaccinare contro il papillomavirus? e Vaccinare contro il tetano? sono editi dalla casa editrice Salus Infirmorum. Si legge, prima dell’introduzione: “Salus Infirmorum è una Società editoriale impegnata anche negli aiuti verso i Paesi del terzo Mondo: parte del guadagno viene devoluta per il conseguimento di tale scopo. Presso questa casa editrice ho rinunciato ai diritti d’autore.”
Per il libro Tutto quello che occorre sapere prima di vaccinare il proprio bambino (pubblicato nel 2009) ho ricevuto a oggi in totale di circa 300 euro a titolo di rimborso spese. Ho percepito diritti d’autore per Bambini super-vaccinati e Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore pubblicati da Il Leone Verde. Questi ammontano all’8% del prezzo netto (senza IVA) di copertina, e nel 2014 sono stati pari a euro 1168,94 per il primo libro e di 1570,80 euro per il secondo. Tali compensi vanno a aggiungersi al reddito professionale e pertanto subiscono la tassazione di legge.
A fronte di questi stratosferici guadagni ho sostenuto spese per consultare articoli della bibliografia (nelle riviste on-line la lettura di alcuni articoli è a pagamento -come saprà per esperienza diretta- ed il costo si aggira dai 30 dollari in su per articolo) ed ho sottratto ore al mio tempo libero o anche alla vita professionale. Alle volte, glielo confesso, mi chiedo anche io chi me l’abbia fatto fare di lavorare tanto per attirarmi addosso tante livorose calunnie, ma purtroppo la mia scelta non trova giustificazione sul lato economico.
Ad ogni modo, per essere un tutore dell’onestà intellettuale lei dimostra una sistematica ed autolesionistica tendenza a non verificare le cose che dice. Non solo chiacchera a vanvera dei miei presunti affari d’oro, ma perfino mi accusa di non avere mai parlato né trattato di argomenti sui quali ho esplicitamente scritto nei miei libri ! E’ il colmo per un difensore della serietà. Ecco cosa lei dice:

 

"Le vaccinazioni non hanno inciso in modo significativo, anzi

sono state introdotte quando malattie come poliomielite e difterite

erano già in calo”.

Questa ignobile bugia sei andato a raccontarla anche ai familiari dei

circa 4000 morti dell’ultima epidemia di difterite avvenuta in Russia

(anni 1990-1995) in concomitanza del drastico calo del tasso vaccinale

successivo al crollo dell’ex-Unione Sovietica? Cosa c’è? Le condizioni

igieniche nel 1990 non erano buone in Russia? Erano state buone fino

ad allora e dal 1990 di punto in bianco, in coincidenza col calo di

vaccinazioni, erano peggiorate? E’ questo quello che mi risponderai?” 

 

Visto dunque che lei mostra proprio di non avere letto nemmeno una riga di quello che ho scritto in proposito, ne approfitto per comunicarle la mie vere parole così la prossima volta non deve fare lo sforzo di immaginarle. Se lei poi volesse favorire una risposta al quesito reale, e non ipotetico, che a suo tempo ho formulato nero su bianco, io e la scienza medica le saremmo infinitamente grati.
Infatti, alle pagine 117-119 del libro Bambini super-vaccinati edito nel 2012 ho inserito una scheda informativa sul caso russo contenente tanto di tabelle sul numero di casi di difterite verificatisi in quel paese tra il 1990 ed il 1996 ed i rispettivi tassi di copertura vaccinale per quegli stessi anni. Ho evidenziato poi alcune particolarità di quella epidemia. Tra queste, il fatto che ad essere colpiti fossero soprattutto soggetti adulti, con un’età superiore ai 30 anni, in massima parte persone vaccinate. Solo 1/3 erano bambini tra i 5 ed i 9 anni che avevano comunque ricevuto uno o più richiami dopo il ciclo di vaccinazione primaria. Notavo poi come nella diffusione della malattia avessero avuto un ruolo significativo i militari, cioè un gruppo sociale sistematicamente soggetto a vaccinazione e richiami vaccinali. In Russia la copertura vaccinale nei primi anni Novanta si attestava al 60% con 1211 casi di difterite, ed arrivava all’88% nel 1994 con 39.703 casi di difterite, scendendo al 78% nel 1995 (con 35.631 casi di difterite) e rialzandosi all’84% nel 1996 con 13.687 casi di difterite. Se la causa dell’insorgenza della malattia fosse stato il livello della copertura vaccinale, argomentavo a pagina 118, avremmo dovuto assistere ad analoghe epidemie in quei paesi occidentali in cui la copertura vaccinale era stata addirittura inferiore a quella della Russia. A tal fine riportavo una seconda tabella con i dati sul Regno Unito. In questo paese nel 1981 la copertura vaccinale contro la difterite era del 44% ed è andata via, via crescendo fino a raggiungere l’85% nel 1990, cioè lo stesso livello che nel caso della Russia non impediva la presenza di 35.631 casi di difterite. Facevo inoltre presente le catastrofiche condizioni sociali, economiche ed igienico-sanitarie in cui era precipitata la Russia dopo il 1990, cioè dopo il crollo del regime sovietico (per cui, per inciso, chiedere con duro sarcasmo come lei fa, Dottor Troiano, cosa possa mai essere cambiato nelle condizioni igieniche della Russia dopo il 1990 manifesta, me lo lasci dire, un insolito grado di ignoranza della storia politica recente). Infine, concludevo con una terza tabella che riportava i dati delle recenti coperture vaccinali in Russia tra il 1998 ed il 2006 (con il 99% nel 2006) ed i dati sulla persistenza, ciò nonostante, di un certo numero di casi di difterite (908 nel 2001 con una copertura del 96% e 178 nel 2006 con una copertura del 99%). Concludevo quindi a p. 119 con il quesito:

Perché malgrado la copertura vaccinale sia altissima, la difterite permane in quel Paese, mentre è scomparsa nei Paesi occidentali con coperture vaccinali più basse?

Come vede, si tratta di dati ed osservazioni un po’ più argomentati che una semplice declamazione oratoria e drammatica come la sua quando chiede:

 “questa ignobile bugia sei andato a raccontarla anche ai familiari dei

circa 4000 morti dell’ultima epidemia di difterite avvenuta in Russia?”

Sempre a proposito del suo rigore metodologico nel riportare le parole d’altri, le faccio notare che lei non può mai avermi sentito dire che “Le vaccinazioni non hanno inciso in modo significativo, anzi sono state introdotte quando malattie come poliomielite e difterite
erano già in calo”, perché io dispongo dei dati e dei grafici sull’andamento della malattia prima della vaccinazione per la difterite, e può consultarli a pagina 136 e alle pagine 73-76 e 84-85 del mio libro. Sulla poliomielite faccio un ragionamento diverso, anche perché sono convinto che nella scomparsa della polio la vaccinazione abbia avuto un impatto maggiore rispetto ad altre vaccinazioni (anche se con un numero elevato di reazioni avverse gravi e gravissime). Quello che contesto è l’idea che noi possiamo sconfiggere la polio con i vaccini in paesi dove la popolazione manca di acqua potabile e di servizi igienici, è sotto-alimentata e vive in condizioni sanitarie estremamente precarie. Dico che in queste condizioni i vaccini da soli potranno ben poco ed a conforto di ciò ho portato molti dati. Gliene riassumo solo alcuni, invitandola a confutare le mie cifre e non le mie parole da lei approssimativamente ricordate. In molti paesi poliofree la copertura vaccinale è al di sotto del 95% , come in America Latina o paesi dell’area del Pacifico Occidentale ( si veda la Guinea Bissau che è stata dichiarata poliofree con copertura al 35%). Quello che andrebbe capito è perché la polio sia endemica in Pakistan, epidemica in Congo (paesi con comuni condizioni igienico sanitarie e copertura uguale o minore al 95%) e scomparsa in Austria, anche qui con copertura inferiore al 95%. Questi sono alcuni dei quesiti che ho posto insieme ad altri 50 colleghi ai medici dell’OMS e ai responsabili delle Istituzioni Sanitarie Pubbliche, senza per altro ricevere risposta.
Riguardo al suo invito a condurre da me uno studio in base ai dati raccolti durante la mia attività professionale, è quanto ho cercato di realizzare attraverso l’aggiornamento sistematico di 456 cartelle di pazienti non vaccinati (e non con le interviste telefoniche da lei suggerite che mi avrebbero attirato l’accusa, questa volta fondata, di effettuare indagini con metodi improponibili in quanto approssimativi ed aleatori).
I dati da me raccolti confermano in effetti le mie tesi sul più elevato stato di salute dei bambini non vaccinati in termini di allergie, malattie autoimmuni ed autismo. Tuttavia, proprio per rispetto del rigore metodologico, non mi sognerei mai di considerare il mio un campione statisticamente significativo. E di questo studio, ed in questi termini, ho parlato esplicitamente nel mio ultimo libro uscito l’anno scorso Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore (pp. 294-300). E’ evidente, quindi, che nella sua lettera lei parla sistematicamente di cose sulle quali non ha alcuna informazione. Infatti scrive:

 

Ma perché invece di lamentarti della carenza di studi

sui vaccini non lo fai tu uno studio

del genere? Renderebbe di meno rispetto alla produzione di libri densi

di cavolate in cui sei perennemente impegnato? Hai anche a

disposizione un gran bel campione di pazienti che contro ogni etica

professionale hai indotto a non vaccinarsi. Forse non ne sei capace? A

te piacciono solo le chiacchiere? Potresti seguire tramite questionari

telefonici cadenzati nell’arco dei prossimi vent’anni campioni di

pazienti vaccinati e di TUOI pazienti non vaccinati. Poi tra vent’anni

vediamo cos’è successo ai due campioni in termini di allergia ed autoimmunità.

Lei dice di concordare con me sui forti condizionamenti che le grandi industrie farmaceutiche esercitano sulla ricerca medica ma di nutrire fiducia nel sistema della reciproca concorrenza tra i colossi farmaceutici per cui i dati sull’efficacia di un vaccino, o sui suoi effetti di lungo periodo sulla salute umana, prima o poi verrebbero a galla ad opera dei concorrenti commerciali. Ma il principio della concorrenza come sistema ottimale di auto-regolazione di qualsiasi mercato, da quello finanziario a quello della ricerca, funziona come è ben noto solo quando la concorrenza sia davvero possibile. Vi sono dei casi in cui il genere di prodotto o di servizio commercializzato richiede investimenti di tali dimensioni da lasciare pochi competitori sul campo e questi, dalla rivoluzione industriale in poi, hanno sempre adottato il principio secondo cui “se non puoi sconfiggere un nemico troppo forte, accordati con lui”. Si chiama in gergo economico la politica dei cartelli, cioè degli oligopoli. L’industria farmaceutica ne è un esempio. Non si tratta di demonizzarla, e neppure di aderire a isteriche tesi complottiste che la vedrebbero al centro di chissà quali trame. Si tratta solo di essere consapevoli che in cambio di meritevoli investimenti nella ricerca farmaceutica, questa industria non può stravolgere le nostre vite imponendo un concetto di salute a misura di profitto, e non di individuo. Si tratta di essere consapevoli che da un po’ di tempo in qua i colossi farmaceutici cercano di vendere ai governi non solo singoli farmaci e singoli vaccini, ma una intera politica sanitaria bella e pronta, centrata sull’indispensabilità di quei farmaci e di quei vaccini, siano essi o no realmente utili. Se non crede a me, spero crederà almeno all’OMS. Perché è con tanto di logo dell’OMS che è uscito un documento di sconcertante candore scritto da un consulente economico del settore sanitario, Miloud Kaddar. Sa quanti sono i maggiori produttori di vaccini in tutto il mondo? 5, soltanto 5. E sa quali dovrebbero essere secondo questo documento le loro linee strategiche? Le trova ribadite e riassunte nella slide n. 18 che reca il titolo: Arrangements with emerging economies and manufacturers. Poi, con limpidezza anglosassone, si specifica per chi non avesse ancora capito che questi “arrangements” consisterebbero in various types of arrangements, contracts and partnerships. Cioè accordi di cartello. Chi mai tra coloro che partecipano alla divisione della torta (ampiamente discussa nel documento) potrebbe recare danno all’altro dicendo che certi vaccini sono quanto meno inutili ? Può verificare se quanto dico è vero a questo linkhttp://www.assis.it/il-mercato-mondiale-dei-vaccini/
dal quale potrà accedere senza fatica alle fonti originali.

Inoltre, non so davvero perché lei ricordi con il tono di volermi smentire che gli incentivi ai medici per vaccinare, su cui io spesso insisto, vengono concessi dalle ASL prevalentemente per i vaccini anti-influenzali. Questo significa darmi più che ragione: significa ribadire che le varie bufale sulle pandemie influenzali e le raccomandazioni a vaccinarsi contro l’influenza stagionale ruotano attorno a precisi flussi di denaro e che questi flussi scorrono attraverso il sistema sanitario pubblico a spese del contribuente-cavia che dovrebbe sottoporsi ad un vaccino inutile per far guadagnare il sistema. Dico inutile perché tale è stato dichiarato ufficialmente il vaccino anti-infuenzale dello scorso inverno dal Center for Disease Control americano. Naturalmente quelle dichiarazioni in Italia non sono state fatte circolare.
Quanto alla sua incredulità ed ironia riguardo all’idea che si possa formulare per un bambino un calendario vaccinale personalizzato, non vedo perché lei debba sbandierare la sua mancanza di esperienza e conoscenza in materia:

Al di là delle controindicazioni ufficiali ai vaccini che conosciamo tutti (e che ti linko qui così che 

tu possa rivederle) quale altro mezzo utilizzi per poter discriminare

tra un lattantino di 2-3 mesi che “va vaccinato” ed uno invece che

“non va vaccinato”. Usi i tuoi poteri magici per decidere? O li usi

piuttosto per ammaliare i genitori?

Tanti anni di attività professionale mi hanno insegnato che, oltre alle Linee Guida, un medico per agire in scienza e coscienza, deve prestare ascolto a quello che vede e che impara tutti i giorni in ambulatorio. Adottare un calendario vaccinale personalizzato significa raccogliere informazioni sulla anamnesi familiare, innanzitutto, informarsi adeguatamente se nella famiglia sono presenti alcuni tipi di patologie, e quali, con che decorso, con che gravità. E poi raccogliere l’anamnesi personale. Un bambino che nasce prematuro, magari da parto distocico, con sofferenza neurologica neonatale, di basso peso, che soggiorna per settimane e settimane in incubatrice, che affronta patologie serie, che è sottoposto a terapie antibiotiche, cortisoniche, trasfusioni non è esattamente sovrapponibile a un neonato a termine, che nasce da parto fisiologico ed eutocico. Vorrei sperare che almeno su questo vi fosse accordo.

Lei mi definisce un “carismatico comunicatore di caos e disinformazione”. Non mi stupisce e neppure francamente mi rincresce di apparire tale a chi conglomera in una stessa tirata polemica associazioni di supporto a genitori con bimbi danneggiati da vaccino e movimento vegano.
Lei attribuisce il progresso alla legge universale della concorrenza, ma sembra avere un concetto ben strano di quest’ultima. Per lei concorrenza è solo quella dell’industria, ma non quella delle idee, dei dati, delle osservazioni in qualsiasi campo del conoscere e dell’esperienza. Eppure afferma:

 

Perchè è solo così che possiamo salvare la nostra coscienza. La scelta deve

essere del genitore, libera, indipendente e soprattutto ben informata.

Ma non plagiata. Perchè effettuare un "plagio", nell’una o nell’altra

direzione, farà tanto male alla nostra coscienza qualora il bimbo

dovesse subire in futuro un grave danno dalla scelta di aver vaccinato

oppure... dalla scelta di non aver vaccinato...

 

E come la farebbe, mi dica dottore, questa informazione indipendente se non con il libero dibattito di idee contrarie? Si è mai accorto che solo di recente sui siti ministeriali e su quelli ufficiali delle Istituzione sanitarie si comincia a parlare in termini più espliciti e schietti di efficacia dei vaccini, di possibili effetti collaterali, di controindicazioni e precauzioni, proprio grazie alla pressione delle molte critiche sollevate negli ultimi decenni? Se non ci fosse stata una libera “concorrenza” di idee in campo vaccinale ed una libera ed insistente critica alle posizioni iper-vacciniste, la legge sul danno da vaccino sarebbe stata introdotta chissà quando nel nostro paese, ai militari si continuerebbe a somministrare dosi di vaccinazioni a ripetizione con scarsa attenzione all’impatto di queste procedure sulla loro salute, stampa e televisione non incontrerebbero alcun freno quando creano dal nulla allarme sociale su presunte epidemie di meningite, determinando la corsa al vaccino, l’informazione preventiva ai genitori sulle vaccinazioni sarebbe inesistente come lo era fino a qualche anno fa. E con tutto questo ancora si è fatto troppo poco: nel 2014 il Rapporto del Censis “La cultura delle vaccinazioni in Italia” ha fotografato il quadro di una popolazione che non sa pressoché nulla delle vaccinazioni che fa somministrare ai figli: “Solo una piccolissima percentuale (5,6%) è stata in grado di indicare che allo stato attuale in Italia le vaccinazioni obbligatorie sono 4 … l’11,2% indica di aver sottoposto i figli a vaccinazione ma di non ricordare a quale vaccini”.

Anche riguardo a quei movimenti di opinione pubblica che lei tanto disprezza perché ruoterebbero tutti intorno alla “moda del naturale” e, manco a dirlo, ai miei interessi commerciali, ha mai provato a chiedersi, dottor Troiano, se noi vivremmo in un mondo migliore o peggiore se non vi fosse stata la “concorrenza” di idee di alcuni gruppi di opinione pubblica che contestavano chi proponeva come innocuo il fumo di sigaretta, come ottimo il latte artificiale per i neonati, come indispensabile il vaccino contro la suina, come sane le merende industriali, e come assolutamente irrilevante l’inquinamento sul surriscaldamento atmosferico?

A questo link troverete la risposta del dottor Troiano:

http://www.faropediatrico.com/articolo/vaccinazioni-risposta-del-dottor-troiano-a-serravalle

Vaccinazioni: risposta del dottor Troiano ad Eugenio Serravalle

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