Dott. Raffaele Troiano - Pediatra



Il dott. Raffaele Troiano, specialista in pediatria, è attualmente il responsabile scientifico e principale autore degli articoli pubblicati su questo sito. Formatosi presso l'Università Federico II di Napoli, ha conseguito laurea in Medicina e Chirurgia e specializzazione in Pediatria col massimo dei voti, occupandosi durante il percorso formativo di gastroenterologia e allergologia pediatrica, di bambini affetti da fibrosi cistica oltre che di emergenza/urgenza pediatrica.
 
"Sin da studente, con la nascita della mia prima figlia, ho cominciato ad avverire sempre più forte l'esigenza di saper gestire ogni urgenza che possa accadere a un bambino. È anche per questo che, dopo la laurea, scelsi la branca della pediatria. Fu così che cominciai molto presto a interessarmi di emergenze, dapprima come medico volontario al 118 e successivamente come pediatra di pronto soccorso e di sala parto, maturando ad oggi esperienza in numerose strutture ospedaliere: AORN Santobono-Pausilipon di Napoli, Clinica Villa Bianca di Napoli, Ospedale di Ariano Irpino, Ospedale Fatebenefratelli di Napoli e Benevento. Dal 2018 ho poi deciso, per motivi personali e per scelta di vita, di trasferirmi nella provincia di Trento iniziando a lavorare come pediatra di famiglia: pur se cresciuto in una metropoli, sono sempre stato attratto dalla bellezza dei paesaggi delle Dolomiti e dal lieto vivere di città più “piccole e a misura d'uomo". (R. Troiano)

Nel 2013 il dottor Troiano dava vita al Progetto Faro Pediatrico partendo da un'idea ben chiara: tradurre “la pediatria in parole semplici”. Questo ad oggi il motto di un portale divenuto un riferimento per circa mezzo milione di genitori ogni mese!

"Sin dalle mie prime esperienze a contatto con genitori e bimbi, ho maturato la profonda convinzione che uno dei più grandi problemi della pediatria moderna è insito nella comunicazione pediatra-genitore. Purtroppo l'attuale organizzazione delle cure impone al pediatra moderno, suo malgrado, di puntare alla velocità: dal pediatra di famiglia massimalista che sfiora le 40-50 visite al giorno mentre perde il conto delle telefonate, al collega di pronto soccorso con 20 bimbi in attesa e un unico infermiere a disposizione, essere veloci è divenuto oggi prerogativa necessaria in numeorsi contesti. Dall'altro lato invece abbiamo i genitori moderni che sempre più difficilmente riescono a sintonizzarsi al rapido e frenetico ritmo dei pediatri, nè si può pretendere debbano farlo. A differenza delle generazioni passate e col sopraggiungere del web, i genitori di oggi sono sempre più assetati di conoscenza, bisognosi di confronto intellettuale col proprio pediatra e di tempo dedicato. Essi non intendono più seguire prescrizioni "a bacchetta" come avveniva un paio di generazioni fa'. Essi desiderano, giustamente, partecipare alle scelte di salute dei propri bimbi.
Ebbene... da un lato pediatri che corrono, dall'altro genitori carichi d'ansia e di bisogno di confrontarsi... la tensione non rischia forse di salire alle stelle!?
Non dimenticherò mai una delle mie prime esperienze in pronto soccorso. Erano le 2 del mattino e giunse un bimbo con difficoltà respiratoria. Dall'età, dalla dinamica d'esordio e dallo stridore laringeo (udibile a 1 chilometro!), era chiaro avesse un laringospasmo in atto: dopo rapido rilievo dei parametri vitali e auscultazione del torace, dissi la diangosi alla madre e contemporaneamente indicai all'infermiere la terapia da preparare, rassicurando che sarei tornato a controllarlo di lì a mezzora, mentre mi accingevo a valutare un altro bambino con febbre alta i cui genitori avevano già scalciato due volte contro la porta del pronto soccorso. Ebbene, la madre del bimbo con laringospasmo cominciò a innervosirsi, lamentarsi, il padre le si accodò e tutto divenne difficile. Perchè mai? M'aspettavo fosse felice della rapidità di diangosi. E invece no. Ero stato troppo veloce. Il mio ritmo mentale non era allineato al suo. Mi ero curato della diangosi, mi ero curato della terapia, ma tralasciai di curarmi della comunicazione. La percezione che infatti la madre aveva del fenomeno "laringospasmo" era ben diversa dalla percezione che avevo io del medesimo fenomeno. Per me era una diagnosi semplice e immediata, da gestire subito con terapia. Per la madre invece era qualcosa di indefinito, gigantesco, tentacolare, pericoloso, misterioso, importante... insomma qualcosa di meno semplice di quanto lo fosse per me. Capii di lì a poco che i genitori del piccolo s'aspettavano esami del sangue, radiografie, consulenze... "Dottore ma secondo voi non sarebbe meglio fargli una TAC!" esclamò il padre adirato. Certo. Quella che per loro era la più spaventosa patologia avesse mai colpito il loro piccolo, meritava sicuramente quella che era l'indagine più potente e avanzata conoscessero: la TAC. Perchè mai un genitore dovrebbe sapere che per la diagnosi di laringospasmo l'orecchio del pediara batte qualsiasi TAC, risonanza o PET, se nessuno glielo spiega? Io lo sapevo. Loro no. E, prima di riversargli addosso diagnosi e terapia, quei genitori in preda all'ansia avevano bisogno di più parole, spiegazioni, rassicurazioni... il tutto affinchè cominciassero ad inquadrare il fenomeno "laringospasmo" nello stesso modo in cui lo inquadravo io: una diagnosi semplice, immediata e di pronta terapia. Comunicazione. Tutto qui. Questo è quanto mancò. Se avessi dedicato 1 minuto a chiacchierare non ne avrei persi 15 a sedare due genitori adirati. Comunicazione. Il fattore che oggi manca in molti ambiti, non solo quello sanitario. Perchè la vita è veloce, tutto corre. Dove, nessuno lo sa. Però corre. E ancora... comunicazione: quel fattore che quando ho provato a metterlo in atto nei pronto soccorso più affollati in cui ho lavorato, il collega della stanza accanto mi guardava di traverso: "perder tempo" in spiegazioni, comportava che magari lui avrebbe lavorato più di me per smaltire la sala d'attesa. Pressione. Tanta pressione. Pressione dei colleghi, pressione di pazienti-impazienti, pressione delle circostanze patologiche che possono evolere... tanta pressione che, pur se non vorresti, ti induce alla velocità. E non è sempre facile essere veloci senza sacrificare in parte la comunicazione. In alcune circostanze è davvero difficile. Ebbene: genitori e pediatri, amatevi a vicenda, perchè in fin dei conti remiamo tutti verso un fine comune: il benessere dei nostri bambini.
Il Progetto Faro Pediatrico è dunque animato dall'intento di rivalorizzare la comunicazione pediatra-genitore: dal portale ricco articoli di semplice linguaggio sulle più comuni tematiche pediatriche, al manuale di urgenze pediatriche, agli incontri e corsi pratici di primo soccorso pediatrico svolti nelle scuole... l'intero progetto è un entusiasmante slancio verso forme di comunicazione tra pediatri, genitori e scuole, che siano distese, semplici e sane, mirando a creare sia momenti di interazione collettiva presso scuole, ospedali, comuni, studi medici, sia momenti di educazione sanitaria online attraverso questo portale." (R. Troiano)

Il dottor Troiano è stato inoltre istruttore BLSD accreditato alla Regione Campania ed ha svolto corsi dedicati all'insegnamento pratico delle manovre salvavita in oltre 100 scuole italiane, avvalendosi della strategia didattica, descritta nel suo manuale, delle 4 color-azioni salvavita:
 
"Quando nel 2010 lasciai per la prima volta mia figlia a scuola, avvertivo in quei giorni l'incontenibile impulso di trasferire alle maestre cui la stavo affidando, tutto quanto ritenevo dovessero sapere per assisterla al meglio a fronte di ogni imprevisto. E fù da tale impulso che presero vita i primi corsi di manovre salvavita proposti alle scuole: soffocamento da cibo, sincope, trauma alla testa, slogatura di gomito, convulsioni, ustioni, punture d'insetto...  tutto ciò divenne oggetto dei primi corsi arriccchiti man mano con sempre più argomenti, finanche la somministrazione di farmaci a scuola nelle sue sfaccettature pratiche e legali. La grande passione per l'insegnamento e l'immensa soddisfazione che traevo nel vedere i risultati ottentuti da genitori e insegnanti, ha fatto si che, da allora, non smettessi più di credere in questo progetto." (R. Troiano)