Giovani e adolescenti privi di empatia | Faro Pediatrico

Giovani e adolescenti privi di empatia | Faro Pediatrico

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Adesso basta. Una rapida sbirciata ai media per scoprire che il tasso di attacchi con acido in faccia (senza alcun motivo!) è aumentato in Inghilterra del 940% negli ultimi 6 anni.

C’è qualcosa che sta accadendo sotto i nostri occhi che dobbiamo assolutamente comprendere e fermare. Ed i nostri bambini ne sono artefici e allo stesso tempo sono vittima di tutto ciò.

Interessa quindi tutti noi. E quando dico tutti, intendo proprio tutti: genitori, pediatri, educatori, giornalisti, informatici, industrie produttrici di videogiochi, app, aziende che gestiscono e sorvegliano social media, politici e legislatori che non appongono valide regole alla vita sul web.

Potrei continuare per ore naufragando nel mare magnum di problemi dei ragazzi della nostra epoca: dal cyberbullismo al “filmiamo 40 minuti di rissa senza intervenire” fino al rincrenitimento cronico diffuso tra adulti e bambini, tutti ipnotizzati davanti ai vari schermi (TV, smartphone, tablet, videogiochi… etc), perdendo ogni forma di interazione umana.

E’ necessario che scienza, scuola e famiglia trovino il modo di unirsi e far fronte comune contro la deriva psicosociale di bambini e ragazzi. Perchè se un numero significativo di bambini diventano giovani adulti che vivono come un gioco il folle gesto di gettare acido in faccia a un passante a caso… è evidente che c’è stato qualcosa di molto serio da correggere durante l’infanzia che non è stato rilevato.

Numerosi i folli “giochi” degli ultimi anni per individui umanamente iposviluppati: dalle sassate sotto i cavalcavia fino al knock-out game e diverse altre pericolose e folli sfide online tra adolescenti.

Raramente su questo sito ci si allontana da argomenti strettamente pediatrici. Ma qui la pediatria c’entra eccome. Specie se definiamo la salute come lo stato di benessere psicofisico e sociale che dovrebbe avere ogni individuo.

Mi chiedo subito: che tipo di bambino sarà mai stato il giovane che ha deturpato l’esistenza di un altro essere umano semplicemente per divertimento? Come è possibile che prima di compiere simile follia non abbia empatizzato neanche per una frazione di secondo nella sua innocente vittima?

Perchè basterebbe anche un millisecondo di empatia per frenare in se stessi un assurdo gesto come questo. E invece no. C’è di fatto una quota di bambini che vengono su privi di empatia e senza alcun senso umano. Oggi molto più che ieri. Oggi molto più che all’epoca dei nostri padri e nonni, nonostante ieri l’occidente fosse molto più devastato da guerra, povertà e disagio sociale rispetto a oggi.

E sono abbastanza convinto che nell’affermare ciò non stia citando il solito luogo comune. Sta realmente accadendo qualcosa di nuovo a noi sconosciuto:

  • ipertrofia lavorativa dei genitori, tutta finalizzata ad un iperconsumismo che in realtà non è necessario e che porta ad un iperproduzione di rifiuti che poi ci avvelena
  • conseguente perdita del focolare domestico con sempre meno occasioni di incontro e confronto umano intrafamiliare aggravato dalla costante e perenne distrazione della “realta schermata”
  • realtà schermata: oggi molto più che ieri quando l’unico schermo che poteva far danni era il televisore a 39 canali, con sempre meno occasioni di confronto extrafamiliare “privo di schermo”

Nella vita moderna, dove tutti corriamo a 300 all’ora, non solo viene meno il confronto umano intrafamiliare ma, grazie agli schermi elettronici di cui siamo ormai tutti prigionieri, viene meno anche il lato umano delle relazioni extrafamiliari.

E lo sviluppo umano globale di un bambino ne risulta gravemente compromesso.

In pediatria gli ambiti di sviluppo di un bambino vengono canonicamente categorizzati in 4 macro-aree:

  • Sviluppo psicomotorio
  • Sviluppo del linguaggio
  • Sviluppo cognitivo
  • Sviluppo sociale

Nonostante il più delle volte il deficit di una singola area influenzi anche le altre, volendo andare a definire singolarmente il deficit di ognuna di queste 4 aree parleremo di:

  • Ritardo/deficit psicomotorio
  • Ritardo/deficit del linguaggio
  • Ritardo mentale
  • Disturbi dello spettro autistico

Ebbene io credo che bisognerebbe aggiungere una quinta area alle suddette 4, altrettanto meritevole di monitoraggio durante la crescita e i bilanci pediatrici: lo sviluppo umano.

E bisogna parallelamente definire il concetto di ritardo/deficit di sviluppo umano. Non si tratta di suddividere i bambini in “buoni” e “cattivi” perchè in quanto bambini, non sono mai “cattivi” non avendo essi colpa di ciò che sono e ciò che diventeranno.

Si tratta solo ed esclusivamente di immaginare dei test da inserire tra gli strumenti del pediatra finalizzati a rilevare precocemente un deficit di empatia da parte di un bambino (io credo che l’empatia sia la radice di ogni forma di umanità). Il tutto finalizzato a creare strategie d’intervento quando l’arbusto è ancora tenero.

Leggevo che in Danimarca hanno inserito tra le lezioni scolastiche 1 ora di empatia a settimana. La capacità di un bambino di empatizzare coi suoi simili dovrebbe essere incentivata oltre che monitorata periodicamente, così come monitoriamo i centimetri e i chilogrammi. Altrimenti rischiamo di generare “pezzi di carne cresciuta”, piuttosto che persone vere.

Come misurare lo sviluppo umano di un bambino?

Come farlo esattamente? Come scuola, pediatri e famiglie possono allearsi per monitorare lo sviluppo umano dei bambini? Esattamente non lo so ancora. Ma dovremmo cominciare a parlarne. Sia in ambienti scientifici, che scolastici.

Al momento l’unico strumento di misura dell’empatia che mi viene in mente è solo quello di chiedere alla madre: “Signora il suo bambino piange guardando Dumbo, quando l’elefantino va a trovare la mamma rinchiusa in cella?”. Questo potrebbe essere un buon test di screening tanto per cominciare! 😉 Ma, scherzi a parte, credo sia necessario estendere nei bilanci pediatrici dei test di monitoraggio dello sviluppo umano.

Se qualche brillante Neuropsichiatra Infantile c’illuminasse in questa direzione ne sarei felice: creare degli strumenti per misurare il livello di umanità di un bambino e di un adolescente e suggerire poi strumenti d’intervento per arricchire la sua capacità empatica.

Come incentivare lo sviluppo umano di un bambino?

Quali strumenti d’intervento? Ancora una volta non lo so con esattezza! Bisogna però discuterne e trovarli! Magari suggeritene tra i commenti. Io provo giusto a scrivere quelli che mi vengono di getto…

In primis sedetevi a tavola o sul pavimento e scambiate storie coi vostri bambini! Ma no, non solo letture o favole. Quelle anche sono utili, ma qui vi sto parlando di altro: raccontate di voi! di voi da piccoli o da ragazzini! Offrite loro racconti di vita: storie della vostra vita! Anche e soprattutto storie in cui il genitore magari HA PERSO! O è stato schernito! Oppure storie in cui il genitore ha fatto del male a qualcuno e se n’è pentito! Storie dove avete pianto! E’ inutile mostrarsi ai nostri bambini come perfetti e invincibili super-eroi! Mostriamo loro il nostro lato debole, il nostro lato umano. E magari tireranno fuori il loro.

Perchè mai un bambino deve vivere il peso di dover emulare un “genitore super-star” piuttosto che prendere coscienza che anche la sua mamma e il suo papà fallivano? Restavano delusi? Anche la sua mamma e il suo papà hanno avuto i loro NO dalla vita? Da una ragazza, da una situazione, da una comitiva, dalla scuola, dalla squadra di calcio.

Il valore del NO. Una parola sconosciuta alla maggior parte dei bambini moderni, di cui pochi genitori insegnano il vero valore e che impareranno a conoscere a proprie spese solo quando sarà la vita stessa a dire loro di NO. Perchè i NO arrivano eccome. Lo sappiamo tutti.

Insegnare ai bambini il valore del NO, del desiderare qualcosa ardentemente e di faticare per averlo. O magari di non riuscire mai ad ottenerlo. Ebbene questo è un atto dovuto da parte di ogni genitore verso il proprio bambino. Importante quanto il piatto che mettete loro a tavola ogni giorno!

Solo vivendo i NO un bambino impara a capire come ci si sente quando la vita ti delude… e quindi diventa più resiliente.

Solo vivendo i NO un bambino impara a capire come si sente il proprio amichetto quando lui gli dice di “NO, non te lo do'”… e quindi diventa più sensibile alle emozioni altrui.

Solo vivendo i NO un bambino impara a capire come si sente un cane se lui gli fa del male… e quindi diventa più umano.

Invece… il nulla.

Nessun dialogo, nessun racconto, nessuno spunto di empatia offriamo a questi bambini. Li parcheggiamo lì sul divano, tutti fissi con lo sguardo nell’ennesimo videogioco sparatutto o a sghignazzare sull’ennesimo video dove qualcuno ha fatto una “figura di merda online” (e quindi è giusto deriderlo, mortificarlo e dirgli cattiverie). Dando loro tutto quello che vogliono, non sia mai provino una volta quello che si sente dentro quando la vita ti priva di qualcosa.

Quale empatia possono mai sviluppare tali bambini? Empatizzano con chi o con cosa? Con la vecchietta che hanno schiacciato sotto la macchina nel loro videogioco ammazzatutti? S’immedesimeranno mai in chi ha fatto ieri la “figura di merda online”? Proveranno a mettersi al suo posto per percepire anche solo lontanemente cosa si prova, quando 2 milioni di persone a te sconosciute ti scherniscono e la vita ti dice un profondo e altisonante NO?

Neanche per idea.

Nessuno ha insegnato loro a empatizzare nel compagno di classe che magari sta soffrendo per quel video derisorio online. Che magari sta iniziando a pensare al suicidio. Solo grosse e grasse risate. Risate, risate, risate.

Che bel mondo. Ultradeboli e iperaggressivi li stiamo tirando su questi bambini.

Ero partito col voler parlare del fenomeno acido in faccia in Inghilterra ed ho finito invece con uno sfogo generale su tutto. Uno sfogo disordinato e magari privo di senso per qualche lettore. Ma mi andava di farlo. D’altronde faccio sempre più spesso fatica a trovare il senso anche di questo tecnologico, iperconsumistico e an-umano mondo che stiamo costruendo ai nostri figli.

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