Lettera a Conte da un medico in prima linea

Lettera a Conte da un medico in prima linea

Siamo “soldati in trincea”? Allora alcuni dei nostri figli saranno per Lei “orfani di guerra”

Egregio Presidente Conte,

sento molti politici in questi giorni usare termini militari come “trincea” e “diserzione” riferendosi al nostro lavoro di sanitari durante questa emergenza.

Come mai però non ho ancora sentito il termine “orfani di guerra”?

Io credo che l’unico motivo che incoraggi ogni “militare” dal non “disertare” e fare il suo dovere fino in fondo, sia sapere che lo Stato per cui si sta battendo si prenderà cura dei suoi figli se qualcosa di brutto dovesse accadere…

Ringraziando per l’applauso degli italiani dai balconi, le dico che dopo la conferenza stampa della protezione civile di ieri in cui è stato sollevato il dubbio che il povero collega 47enne di Bergamo deceduto, sia stato o meno esposto professionalmente al Covid, oltre alla RABBIA nel sentire queste parole, ho chiaramente capito che non è poi così scontato il riconoscimento della malattia professionale cosi come non è scontato che lo Stato assista i nostri figli se ci accadesse qualcosa di brutto.

Questo è inaccettabile.

Pur lavorando in carenza di mascherine e protezioni, io dico oggi che NON lascerò il mio posto di lavoro MA ESIGO che lo Stato riconosca lo status di “orfano di guerra” ai figli dei sanitari che dovessero perdere la vita in questa emergenza e continui a dar loro un indennizzo pari almeno allo stipendio fino all’ipotetica età pensionabile del sanitario defunto.

È bello sentire dell’applauso ai sanitari, ma purtroppo i nostri figli non si nutriranno di questo applauso, soprattutto in uno scenario economico post-pandemico del tutto imprevedibile.

Chiedo ai colleghi massima diffusione di questa lettera aperta affinché giunga a sindacati, istituzioni e chiunque possa rendere concreta la mia disperata richiesta, permettendo a tutti noi sanitari di continuare a lavorare sereni nel sapere che stiamo mettendo a rischio la nostra vita, ma non il futuro dei nostri figli.

Come è giusto che sia per ogni “soldato”

Le porgo i miei più cordiali saluti

Dott. Raffaele Troiano

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