Capricci nei Bambini: 4 mosse per gestirli al meglio | Faro Pediatrico

Capricci nei Bambini: 4 mosse per gestirli al meglio | Faro Pediatrico

Come fronteggiare i capricci dei bambini anche a 2, 3 o 4 anni? Dottore ma se non lo accontento lui prende a capocciate il pavimento e rischia di farsi male. Come comportarsi? Il capriccio non è altro che un canale comunicativo scelto dal bambino per comunicare un suo bisogno: sonno, fame, malessere, bisogno di attenzione vengono talora espressi attraverso “capriccio”. Accontentare un capriccio non è mai un bene: dovere di ogni genitore è educarli a capire che se voglio ottenere ciò che vogliono c’è bisogno che scelgano un altro canale comunicativo e che il capriccio non porta risultati.

Perché i bambini fanno i capricci?

Il capriccio è spesso la modalità attraverso cui i bambini riescono ad ottenere nel minor tempo possibile l’attenzione dell’adulto. Quindi quale modo più efficace per farsi ascoltare dai genitori?

Obiettivo dei genitori e di chi si prende cura del bambino è quello di permetter loro di capire che esiste un modo diverso di comunicare i propri bisogni.

In che modo possiamo fare questo? Rinforzando positivamente il comportamento adeguato e dunque ascoltandolo con attenzione quando ci parla o ci indica qualcosa mostrando cosi di aver scelto il linguaggio e/o una gestualità calma e composta per comunicarci esigenze e stati d’animo; viceversa invece dovremo semplicemente ignorarlo quando metterà in opera comportamenti inadeguati come urla e pianti al fine di comunicarci che ha bisogno di attenzione. In pratica il bambino deve capire che il modo più veloce ed immediato per ottenere l’attenzione degli adulti è quello di esprimersi senza utilizzare pianti, urla e strepiti.

Approccio al capriccio in 4 mosse

Non è sempre facile gestire il momento di capriccio, spesso i bambini non si limitano a piangere ma a venirci dietro, a tirarci e questo accade soprattutto quando richiedono la nostra attenzione. Assecondarli significherebbe fargli capire che è quello il modo giusto per relazionarsi con noi. Cosa possiamo fare in questi casi?

Vediamo qui 4 SEMPLICI GESTI, apparentemente scontati, ma ahimè purtroppo molte volte trascurati da genitori che troppo facilmente si fanno prendere dalla rabbia oppure al contrario dalla tentazione di accontentare il piccolo:

1) Creare un iniziale momento di “TIME-OUT”

In questo break iniziale bisogna invitarlo a pensare che non è quello il modo di far capire ciò che vuole! Invitiamoli a sedersi e calmarsi, se necessario utilizziamo anche un tono autorevole (ma senza urlargli addosso!). Nel parlare in questa fase coi bambini, non mostriamoci mai distanti o adirati, cerchiamo sempre di abbassarci, mettendoci alla loro altezza e guardandoli negli occhi. Dopodiché cominceremo a ignorarli finché non si saranno calmati. Un preliminare “momento time-out” può aiutare… stare seduti per un po’, magari nella loro camera dove possono stare da soli, tranquilli e ridimensionare la loro rabbia. Una volta calmati ci avviciniamo, gli parliamo, gli facciamo capire che ci siamo.

2) Ignoriamolo ma senza arrabbiarci

Durante tutta la fase acuta del capriccio, tra urla e strepiti, non dobbiamo far altro che ignorarli affinché il piccolo comprenda che la strategia comunicativa del capriccio, non è una buona soluzione per attirare l’attenzione.

3) Mai mentire pur di farli tacere

Assolutamente ai bambini non bisogna mentire MAI (altrimenti è più probabile che col tempo cominceranno a farlo anche loro) e soprattutto non bisogna fare promesse che poi non si possono mantenere: questo farebbe arrabbiare chiunque, anche gli adulti.

4) Coerenza tra parole e fatti, sia nelle promesse che nei piccoli e bonari compromessi

Quante volte è capitato dover gestire un capriccio nel negozio di giocattoli? Ogni gioco si vuole portare a casa e per ogni gioco da voler portare a casa nasce una storia. Bene, prepariamoli: si entra ma non si compra tutto, un solo giochino e se si fanno capricci si ritorna a casa a mani vuote. E qui viene la parte difficile per il genitore: nel caso in cui il bimbo faccia i capricci bisognerà aver il cuore duro di tornare VERAMENTE a casa a mani vuote. Non è un ricatto, ma un compromesso, un trovare un punto d’incontro e rispettarlo. Se i genitore non tiene fede al patto stretto, in un senso o nell’altro, egli perderà autorevolezza e credibilità agli occhi del bambino! Gli regaleremo dunque l’ennesimo inutile giochino ma lo priveremo di un pezzetto del regalo più grande che ogni genitore può e deve fare al proprio bimbo: aiutarlo pian piano a diventare una persona matura e autonoma. Ed anche se guardando gli occhi delusi del piccolo che esce a mani vuote dal negozio ci si stringerà un po’ il cuore, dobbiamo essere forti, perché essere genitori vuol dire anche avere il coraggio di fare questo per il suo bene.

Come agire se il bambino rischia di farsi male?

Come fare se inizia a dare le classiche “capocciate” sul pavimento? È un atteggiamento da bambino autolesionista? Questo è forse il momento più delicato della gestione di un capriccio, ed è il momento in cui è più facile cedere ed accontentarlo, lasciandogli cosi il chiaro messaggio che per ottenere ciò che desidera gli basta fare a capocciate sul pavimento… e rischiando cosi di alimentare in futuro tali dinamiche comportamentali. Come regolarsi dunque?

Bisognerà di certo impedire che il bimbo si faccia male contenendolo fisicamente (magari abbracciarlo con decisione ma senza guardarlo) e sarà opportuno evitare di parlargli finchè non si sarà calmato. Nel far ciò però la bravura del genitore/educatore dovrà essere questa: se da un lato ci si avvicina al bambino per contenerlo, dall’altro bisogna mostrargli che si sta continuando ad ignorare il messaggio che lui sta cercando di veicolare attraverso il capriccio… parlargli il meno possibile può essere un’ottima strategia, limitandosi magari semplicemente a dirgli un’unica volta “Smettila che ti fai male”, ma senza insistere più di tanto con le parole, perchè tanto in quel momento non ci ascolterà.

Deve capire che fisicamente siamo con lui solo per evitargli che si faccia male, ma dal punto di vista emotivo e comunicativo saremo distanti finchè non terminerà il capriccio.

Se il bambino capisce che il capriccio e l’autolesionismo è un buon modo ottenere un contatto emotivo con voi persisterà in tale comportamento. Se poi comprende anche che le capocciate sul pavimento sono anche un buon modo per ottenere ciò che vuole, allora è la fine!

Per quanto possibile sarà anche utile evitare di innescare meccanismi di gioco-forza col bimbo… altrimenti capirà che “vince se riesce ad essere più forte di voi” e aumenterà le condotte autolesioniste. Far forza dunque solo nel frangente in cui è necessario bloccarlo, ma rilasciare i muscoli un attimo dopo… ed avere i riflessi pronti a bloccarlo ad una nuova “capocciata”. Insomma essere lì, apparentemente disinteressati a lui e solo brevemente reattivi ai suoi atti violenti.

Non è per nulla semplice mettere in opera un simile atteggiamento. Ed è infatti questo il motivo per cui nella stragrande maggioranza dei casi, di fronte alle “capocciate sul pavimento” solitamente è il bambino ad averla vinta, ottenendo ciò che desiderava ed accrescendo sempre più tali condotte comportamentali.

NB: l’intervento di terze persone (nonni, zii o altri) che accolgano e accontentino il bimbo è altamente deleterio!

Concludendo: il capriccio non è altro che uno strumento di comunicazione per il bambino… sta ai genitori capire cosa vuole comunicare e, con amore e pazienza, ma senza mai assecondarlo, fargli trovare vie alternative di comunicazione!

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Scritto da: Dott.ssa Annalisa Rende – Psicomotricista Funzionale

Revisionato da Dott. Troiano Raffaele

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Salve,scrivo per chiedere un parere in merito a mio figlio di 4anni che ritengo capriccioso perché in da piccolo ha sempre cercato di attirare la nostra attenzione con urla,pianti e le cosiddette capocciate contro il muro avendo avuto lui un ritardo nel linguaggio è sempre stato il suo modo di esprimersi quando voleva ottenere qualcosa.(ora per fortuna parla, è un cosiddetto tardivo ma senza nessun problema).mi trovo ad ignorare i suoi gesti, tranne quando sono violenti ovviamente ma lui scappa da una stanza all’ altra senza neppure darmi l’opportunità di parlare e cercare di calmarlo.ho notato che ultimamente scoppia in un lunghissimo pianto e con un forte abbraccio quando dopo l’ennesimo suo tentativo di farsi accontentare me ne vado in un altra stanza chiudendomi la porta alle spalle.mi chiedo: è giusto che io faccia così ? è perché lui poi si calma e mi spiega dopo che restiamo abbracciati anche il motivo dei suoi capricci ?che ovviamente conosco e sono sempre riferiti ad un qualcosa che lui vuole (tipo un giocattolo o per esempio una ricerca su tablet di un immagine o cartone che non riesco in quel momento a trovare) grazie per l’attenzione

    1. Assolutamente si. Il suo comportamento è corretto e da ciò che racconta sembrerebbe stia dando anche i primi risultati. Quando lei cambia stanza il bambino capisce che il capriccio è una canale comunicativo fallimentare e quindi cambia strategia: l’abbraccia, piange e le spiega i motivi del capriccio. Ottimo direi. Lo sta conducendo su canali comunicativi più adeguati. E’ importante solo però che qualora il piccolo si avvii verso comportamenti autolesionisti (testate nel muro ad esempio), sia lei ad abbracciarlo, ma con distacco emotivo. Un abbraccio fisico e basta. Non di comprensione. Deve abbracciarlo (per evitare si faccia male) senza guardarlo e senza parlargli. Limitandosi magari solo a dirgli: parliamo dopo quando la smetti. Allorchè si sfianca e semette di dare capocciate lo lascia e va via. Quando il suo piccolo la seguirà adottando modi alternativi di stabilire un contatto emotivo, allora gli sorriderà e lascerete che vi racconti ciò che desidera avere.

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