Bambino con febbre ai tempi del Coronavirus

Bambino con febbre ai tempi del Coronavirus

“Mio figlio ha la febbre… e se fosse Coronavirus? Che devo fare?”. Questo è il problema che affligge la maggior parte dei genitori in questi giorni.

Cercherò di usare poche parole per farvi capire nella pratica come comportarsi.

Cominciamo col dire che per fortuna il Covid-19 si è finora dimostrato abbastanza “buono” coi bambini: nella casistica cinese, come in quella italiana, la quasi totalità dei bambini ha avuto un decorso paucisintomatico (pochi sintomi) che si esprimeva essenzialmente con febbre, tosse e raffreddore. La classica sindrome simil-influenzale insomma.

Detto ciò, so bene che molti di voi desiderano sapere in questo momento se i sintomi del proprio piccolo siano causati dal Coronavirus o da altri virus influenzali/parainfluenzali.

Tale informazione sarebbe infatti molto utile per rasserenarsi almeno del fatto che il Covid-19 non stia circolando in questo momento nella propria casa, mettendo a rischio anche gli adulti che vi abitano. Ed ecco che, in preda a quest’impeto, qualcuno commette l’errore di recarsi in pronto soccorso esigendo il tampone per Covid-19, nonostante la sintomatologia non grave.

Purtroppo nella attuale parsimoniosa e restrittiva politica dei tamponi, dettata dalla scarsità di risorse e dalla oggettiva impossibilità di fare tamponi a chiunque mostri minimi sintomi simil-influenzali, non è sempre possibile fare tamponi a soggetti con sintomi non gravi…

…a meno che tali soggetti non siano Vip o giochino in qualche famosa squadra di calcio: perdonate la polemica forse sterile, ma a rigor di logica non potevo esimermi dal menzionare tale grave fatto, se considero che molti miei colleghi in prima linea seppur con minimi sintomi da Covid, attualmente sull’intera penisola non vengono ancora sottoposti a tampone!

Tornando a noi, un  bimbo che non abbia sintomi tali da renderlo meritevole di ricovero, verosimilmente non effettuerà alcun tampone in pronto soccorso e tale gita in ospedale di fatto espone solo il bimbo e la famiglia ad un eventuale contagio Covid, laddove non sia già contagiata. Un contatto telefonico col proprio pediatra seguito da eventuale visita programmata, può sicuramente essere sempre utile per capire meglio quando è davvero il caso di fare il tampone e/o andare in ospedale.

Ma nonostante quanto appena descritto, so bene che c’è chi proprio non ce la fa, e, mosso dallo stesso impeto di Vip e giocatori di calcio, vuole assolutamente sapere se è Covid positivo, a rischio di dare in escandescenze, pur se tale informazione è di fatto poco utile alla gestione clinica del paziente (sarebbe di certo utile ai fini della gestione epidemiologica della popolazione sul modello della Corea del Sud, ma questo è un discorso più ampio che oltrepassa l’attuale contingenza del vostro bimbo febbrile).

Ebbene ora vi spiego perchè soddisfare tale curiosita in un bambino con sintomi non-gravi, di fatto non modifica in alcun modo la gestione clinica del bambino.

Esaminiamo infatti le due ipotesi e vediamo cosa accadrebbe al piccolo nei due casi (Covid Si o Covid No)…

Ammettiamo che il bambino sia Covid Positivo… che farò quando lo saprò?

In presenza di sintomi lievi e in assenza di difficoltà respiratorie, dopo dimissione dal pronto soccorso, mi troverò alla fine a fare quanto segue:

  • Tornerò a casa ove mi sarà raccomandato di restare in ufficialmente quarantena (con monitoraggio da parte del SEP – Servizio Epidemiologia e Prevenzione) e in contatto col pediatra di famiglia
  • Continuerò con le comuni misure igieniche per contenere la dispersione di goccioline di saliva (droplets) del bambino: lavaggio mani, evitare toccarsi viso, uso mascherine laddove il piccolo collabori… etc al fine di contenere il contagio in ambito familiare (laddove non sia già avvenuto)

Ammettiamo che il bambino sia Covid Negativo… che farò quando lo saprò?

In presenza di sintomi lievi e in assenza di difficoltà respiratorie, dopo dimissione dal pronto soccorso, mi troverò alla fine a fare quanto segue:

  • Tornerò a casa ove mi sarà raccomandato di non uscire (non sarà una “quarantena ufficiale” come sopra indicato , ma comunque la raccomandazione di restare a casa, oggigiorno, vale per tutti e in particolare chi è ammalato!)
  • Continuerò con le comuni misure igieniche per contenere la dispersione di goccioline di saliva (droplets) del bambino: lavaggio mani, evitare toccarsi viso, uso mascherine laddove il piccolo collabori… etc

Si proprio così: anche se il tampone è negativo devo comunque continuare a rispettare le misure igieniche in quanto il fatto che oggi sia negativo non esclude che il tampone si possa positivizzare domani o fra qualche giorno (è accaduto a molti pazienti infatti di presentare tampone negativo nei primi giorni con successiva positivizzazione) e non esclude inoltre che non possa avvenire un contagio nei giorni successivi.

Quindi tali misure igieniche sono per ora “eterne” come tutti noi stiamo con grande sacrificio imparando.

Dunque se il bimbo non è meritevole di ricovero…

Vista la carente possibilità di effettuare tamponi vissuta dalla nostra nazione, risulta attualmente poco utile sapere lo stato Covid-positivo o Covid-negativo ai fini della gestione domiciliare del bambino, laddove il bimbo presenti semplici sintomi simil-influenzali e possa quindi essere tramite contatto col proprio pediatra di famiglia.

Recarmi in pronto soccorso con sintomi lievi, semplicemente per praticare il tampone (e soddisfare la mia “voglia di sapere”), non farà altro che espormi al rischio di contrarre il Covid laddove non ce l’avessi!

E visto che, laddove i sintomi siano lievi, che sia Covid o no, le cose da fare sono sempre le stesse: perchè esporre il mio nucleo familiare a questo rischio?

Come sopra accennato risulterebbe invece molto utile saperlo ai fini del contenimento dell’epidemia per imporre una quarantena ufficiale all’intero nucleo familiare fino a negativizzazione dei tamponi (ispirandosi al modello contenitivo della Corea del Sud).

Ma questo è un altro discorso e spero venga messo in opera appena possibile in base alla disponibilità di test. In assenza di tamponi per tutti, invece, il contenimento del contagio in un paese democratico, non può che affidarsi semplicemente al buon senso delle persone che, sapendo di essere “influenzate”, nel dubbio di Covid, devono auto-imporsi di restare a casa!

E se invece il bambino fosse per qualsiasi motivo meritevole di ricovero?

Il discorso cambia radicalmente laddove il bambino, per qualsiasi motivo, necessiti di ricoverarsi in ospedale.

Di fronte alla necessità di ricovero è fondamentale per i sanitari conoscere lo stato Covid-positivo o negativo, al fine di allocare e isolare al meglio il bambino evitando così il contagio di altri bambini del reparto oltre che del personale sanitario.

Dottore e noi adulti della famiglia? Sapendo se il tampone è positivo almeno facciamo più attenzione a casa!

Cavolata grande come una CASA!!!! Bisogna fare comunque sempre grande attenzione in ogni caso e non solo di fronte a un tampone positivo, per tutto quanto sopra esposto!

Tra l’altro, c’è da dire, che se il bimbo fosse Covid-positivo, è molto molto probabile che gli adulti della famiglia siano stati già contagiati nei giorni precedenti l’esordio dei sintomi nel bambino.

Quindi, in questa ipotesi, la vostra attenzione dovrà essere posta ad eventuali sintomi nell’adulto: anosmia (mancanza di olfatto) ageusia (alterazione del gusto), congiuntivite, febbre, tosse, cefalea, possono essere tra i primi sintomi.

Ma sappiate che esiste una gran fetta di adulti in cui l’infezione ha un decorso completamente asintomatico. Ricordate sempre che il Covid-19 ha un decorso benigno in circa l’80% della popolazione permettendovi dunque di viverlo a casa similmente a una “semplice influenza”. In circa il 20% dei casi invece sarà purtroppo necessaria l’ospedalizzazione.

Se emergono sintomi come quelli sopra descritti il sospetto che si tratti di Covid diventa dunque più concreto. E la comparsa di difficoltà respiratoria è attualmente il prevalente spartiacque che permette al vostro medico di famiglia di discriminare tra chi può stare a casa e chi invece necessita di ospedale.

Il medico di famiglia saprà indicarvi, telefonicamente o tramite visita su appuntamento laddove lo ritenga necessario, i campanelli di allarme per cui rivolgersi ai numeri d’emergenza (118, 1500, numeri verdi regionali).

NB: grande attenzione va posta tra la 5-7° giornata di febbre, in quanto quello è il periodo dove più spesso si osserva il precipitare della situazione respiratoria in quel 20% di pazienti che sviluppano la temibile polmonite da Coronavirus.

Nel video che segue, tratto dal mio canale Youtube ilPediatraSpiega, rafforzo un po’ i concetti espressi nell’articolo che avete appena letto:

 

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