Papilloma Virus: Perché è Importante Vaccinarsi? | Faro Pediatrico

Papilloma Virus: Perché è Importante Vaccinarsi? | Faro Pediatrico

Nonostante siano ormai passati 10 anni da quando il vaccino anti-HPV è entrato a tutti gli effetti nel calendario vaccinale degli adolescenti ci sono ancora molti dubbi circa la sua importanza, la sua efficacia e la sua utilità per la tutela della salute. Si tratta di un virus a trasmissione sessuale ma data la notevole diffusione è necessario iniziare la prevenzione in giovane età.

E quindi cos’è il Papilloma Virus? Quali malattie sono correlate all’azione di questo virus? Perché è importante vaccinarsi contro questo virus e chi deve farlo?

In questo articolo forniremo le risposte a queste ed altre domande al fine di fare un po’ più di chiarezza riguardo questa vaccinazione.

Cos’è il Papilloma Virus (HPV)

Il Papilloma virus (HPV Human Papilloma Virus) è un virus molto comune tanto che si stima che circa il 75% della popolazione nel corso della propria vita contrarrà l’infezione. Non tutte le malattie causate dall’infezione da Papilloma virus sono uguali questo perché esistono vari tipi di virus HPV (attualmente ne sono stati identificati 118) diversi sia per la struttura che per la capacità che hanno di causare patologie più o meno gravi una volta a contatto con l’organismo umano.

Nella maggior parte dei casi le infezioni da HPV decorrono in maniera del tutto asintomatica, ci sono però dei gruppi di virus capaci di causare lesioni evidenti, alcuni una volta infettato l’organismo causano condizioni benigne come i condilomi (soprattutto sierotipi 6 e 11) altri molto più virulenti sono implicati nello sviluppo del tumore del collo dell’utero (sierotipi 16 e 18). Il tumore non si sviluppa subito dopo l’infezione, si stima infatti che sono necessari circa 10 anni perché dalle lesioni iniziali si arrivi al carcinoma del collo dell’utero.

Quali sono i sintomi dell’infezione da HPV?

I sintomi causati dal Papilloma Virus variano notevolmente in relazione al sierotipo infettante e alle condizioni cliniche dell’individuo; infatti lo stesso sierotipo può causare lesioni diverse da un soggetto all’altro.

L’infezione da sierotipi a basso rischio, che inizialmente decorrono quasi sempre in maniera asintomatica, si manifestano prevalentemente con la comparsa di verruche in sede genitale (vagina, cervice uterina, perineo, ano) o extragenitale (bocca, faringe o laringe). A volte le infezioni da sietotipi a basso rischio possono manifestarsi anche con la comparsa di escrescenze grandi fino a qualche centimetro che somigliano a delle creste di gallo e sono dette condilomi acuminati. Solitamente si tratta di lesioni asintomatiche, perciò scoperte casualmente durante una visita fatta magari per altri motivi, occasionalmente però possono associarsi a sintomi di lieve entità come prurito, dolenzia aspecifica e fastidio. Queste infezioni da sierotipi a basso rischio sono molto comuni e non si associano ad un aumento del rischio di sviluppare il tumore del collo dell’utero.

Le infezioni da sierotipi ad alto rischio possono essere asintomatiche per molto tempo e danno luogo a modifiche delle cellule dell’epitelio della cervice uterina che non possono essere identificate ad occhio nudo ma solo con indagini particolari come il Pap-test (test di Papanicolau) o l’HPV-test (cioè un esame specifico per la ricerca del DNA virale). Man mano che l’infezione progredisce e il tumore inizia ad ingrandirsi compaiono i primi sintomi rappresentati da sanguinamenti anomali, dolore nella regione pelvica, perdite vaginali.

Diagnosi e terapia delle infezioni da HPV

Dato che molto spesso le infezioni da HPV non danno una sintomatologia specifica, la diagnosi si effettua, come accennato, attraverso esami specifici che sono:

  • Pap-test: fa parte dei programmi di screening offerti gratuitamente a tutte le donne dal compimento dei 25 anni di età e fino ai 65 anni; se eseguito con la regolarità prevista dalle linee guida (cioè ogni 2-3 anni) permette di identificare in fase precoce oltre il 70% dei casi di tumore al collo dell’utero. Questo esame consiste nel prelievo, tramite un apposito spazzolino, di un certo quantitativo di cellule del canale cervicale che vengono poi osservate al microscopio potendo così individuare qualsiasi tipo di anomalia.
  • HPV test: è un esame più recente rispetto al Pap-test e si basa sulla ricerca del DNA virale nelle cellule della cervice uterina. La tecnica è praticamente la stessa utilizzata per il Pap-test però consente di individuare le anomalie in anticipo. Va effettuato ogni 5 anni.
  • Colposcopia: è un esame di secondo livello riservato ai casi di positività del Pap-test o dell’HPV-test. Si effettua attraverso uno strumento, detto appunto colposcopio, che consente di visualizzare direttamente la cervice uterina e le eventuali anomalie che presenta; possono essere usati dei coloranti che rendono ancora più sensibile l’esame.

Per quanto riguarda la terapia, in caso di verruche e condilomi questi spesso hanno la tendenza a scomparire da soli; è possibile però accelerare i tempi di guarigione attraverso l’utilizzo di creme ad azione antivirale e immunomodulatrici (cioè che agiscono sulla risposta immunitaria). Nel caso di recidive o di lesioni particolarmente fastidiose si può intervenire con trattamenti chirurgici locali come la laserterapia, la diatermocoagulazione o la crioterapia. Questi stessi trattamenti sono riservati anche ai casi di tumore del collo dell’utero in fase iniziale.

Perché vaccinarsi contro l’HPV è importante anche per gli uomini?

L’opzione preventiva più efficace è la vaccinazione; i vaccini attualmente disponibili sono di tre tipi: bivalente (sempre meno utilizzato), tetravalente e 9-valente (disponibile dal 2017). Sono tutti efficaci contro i sierotipi ad alto rischio 16 e 18 ed offrono una valida protezione anche contro i più diffusi sierotipi a basso rischio. L’efficacia della protezione offerta dal vaccino si attesta intorno al 70-75% per il tetravalente e addirittura oltre il 90% per il 9-valente. Nell’ultimo piano vaccinale nazionale (2017-2019) il vaccino anti-HPV è consigliato a tutti gli adolescenti, sia di sesso maschile che femminile, al compimento del dodicesimo anno di età. La vaccinazione è stata quindi estesa anche agli adolescenti di sesso maschile sia per ridurre la circolazione del virus che per proteggerli dai tumori del cavo orale, spesso causati dall’HPV 16. Il ciclo vaccinale completo contro l’HPV prevede la somministrazione di 2 o 3 dosi, in relazione all’età e al tempo intercorso tra la prima e la seconda dose. Per essere più precisi se la vaccinazione avviene prima dei 14 anni sono sufficienti 2 dosi a distanza di 6 mesi l’una dall’altra, se la vaccinazione avviene dopo i 14 anni o se la seconda dose è stata ricevuta prima dei 6 mesi allora sarà necessario somministrarne una terza; le 3 dosi vanno comunque somministrate entro 12 mesi.

Vuoi sapere di più sul calendario vaccinale attualmente in vigore in Italia?

Leggi l’articolo dedicato: vaccini in età pediatrica

Scritto da: Dott.ssa Cristina Pepe

Fonti:
Ministero della salute: salute.gov.it
Fondazione Umberto Veronesi

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