La Scarlattina: non solo febbre e mal di gola

Poche semplici parole per conoscerla e combatterla: segni, sintomi, diagnosi e terapia

Scritto da: Dott. S. Maddaluno - Pediatra | Pubblicato il: 14/01/2014

Categoria:

Malattie

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Sarà il suono del termine a incutere timore o a causa delle temibili complicanze della malattia a cui si assisteva in era pre-antibiotica,  ma ancora oggi “mamma e papà” quando sentono pronunciare la parola  “scarlattina”, iniziano a manifestare quasi inevitabilmente uno stato di completa e, probabilmente non sempre fondata, agitazione.

In questa pagina combatteremo il panico e spiegheremo in parole semplici la scarlattina: di cosa si tratta,  quali sono il decorso della malattia e i principali sintomi nei bambini, come comportarsi e quando allarmarsi.

Buona lettura.


Cos’è la scarlattina? Come si trasmette?

La scarlattina è una malattia infettiva causata da un particolare tipo di batterio, lo Streptococcus pyogenes (anche conosciuto come Streptococco βeta Emolitico di Gruppo A o SBEGA), e che colpisce generalmente i bambini in età compresa tra i 3 e i 10 anni. Rientra nel gruppo delle malattie esantematiche dell’infanzia poiché, come spiegheremo tra poche righe, si manifesta con una tipica eruzione cutanea.

È una malattia contagiosa, che si trasmette attraverso le vie respiratorie (per inalazione di piccole goccioline di saliva o di secrezioni respiratorie di bambini affetti) con una maggiore frequenza nel periodo autunno-inverno.


Quali sono i sintomi? Come si presenta la scarlattina?

Nei bambini, in genere, la scarlattina esordisce improvvisamente con febbre elevata, mal di testa e malessere generale (può talvolta essere presente vomito) dopo un breve periodo di incubazione caratterizzato per lo più da assenza di una specifica sintomatologia.

Eccovi elencati i principali sintomi:

- Febbre elevata (vedi articoli correlati).

- Debolezza, malessere generale, mal di testa, nausea/vomito.

- Faringotonsillite (mal di gola, difficoltà ad ingoiare cibo e bevande, gola rossa con “pus” a livello delle tonsille che appaiono notevolmente ingrandite),

- Lingua a fragola (dovuta all’ingrossamento delle papille gustative che appaiono come dei punti rossi che spiccano sul velo biancastro che ricopre la lingua dandole un tipico aspetto a fragola o a lampone).

- Ingrossamento dei linfonodi (linfoadenopatia) che possono risultare anche dolenti. Sono prevalentemente interessati quelli localizzati nella regione laterale del collo.

- Esantema (rash cutaneo). Dopo circa 2-3 giorni di febbre e mal di gola intensi, compare un rash cutaneo molto tipico caratterizzato da piccoli puntini ravvicinati di colore rosso vivo che interessano prima la radice degli arti, poi torace e addome e infine il viso (dove viene risparmiata la cute che circonda le labbra ed il naso con un tipico aspetto a “maschera”). Effettuando una lieve pressione con la mano sull’addome, l’esantema rossastro scompare temporaneamente per lasciare spazio ad un’impronta giallastra che resta evidente per pochi secondi (segno della mano gialla).


Come si fa a sapere se è scarlattina?

I segni clinici e i sintomi di scarlattina in fase acuta sono facilmente riconoscibili dal medico esperto.

È inoltre fondamentale l’identificazione dello Streptococco pyogenes (SBEGA) mediante esame colturale su tampone faringeo, effettuabile presso ogni laboratorio di microbiologia. Poiché l’indagine colturale richiede alcuni giorni, il pediatra potrà anticipare i tempi praticando direttamente allo studio il “test rapido per SBEGA”, in grado di identificare l’infezione da Streptococco pyogenes in più del 95% dei casi!

È pertanto importante non iniziare alcuna terapia antibiotica prima dell’esecuzione del tampone faringeo!!

Talvolta, considerata la presenza di febbre persistente, il pediatra potrebbe richiedere alcuni esami di laboratorio, non indispensabili, ma che possono essere di aiuto soprattutto nei casi “dubbi”:

- emocromo con formula leucocitaria (che mostrerà un aumento dei globuli bianchi ed in particolare dei Neutrofili)

- TAS (attenzione, il TAS non è altro che un indicatore della presenza di anticorpi che si formano nel corso di infezione da SBEGA! Pertanto una sua positività non differenzia un’infezione acuta da un’infezione passata. In parole semplici: un bambino che ha una scarlattina in atto e un altro bambino che ha avuto l’infezione da SBEGA mesi prima possono presentare entrambi un valore elevato di TAS)

- La VES e la PCR  sono indici infiammatori che sono spesso alterati nella fase acuta delle infezioni batteriche


Come si cura la scarlattina?

Trattandosi di un’infezione batterica acuta, la terapia prevede l’impiego di antibiotici.

Il farmaco di scelta è la penicillina G (600.000 U < 25 kg; 1.200.000 U > 25 kg in unica dose), scarsamente utilizzata nel bambino per la necessità di una somministrazione “dolorosa” per via intramuscolare (contrariamente a quanto si racconta per terrorizzare i bimbi, anche i pediatri cercano quando possibile di evitare le “terrorizzanti” siringhe!).

Una valida alternativa è rappresentata dall’amoxicillina (Zimox) eventualmente associata ad acido clavulanico (Augmentin, Clavulin) che si assume per bocca evitando “punturine” traumatiche. La terapia orale va però continuata per 10 giorni per essere veramente efficace.

Ovviamente il paracetamolo (Tachipirina) o l’ibuprofene (Nurofen) sono ottime armi, sempre utili nei momenti di febbre elevata (> 38°C) (vedi articoli correlati)


Quali sono le complicanze della scarlattina?

Esistono 2 gruppi di complicanze:

  • Del primo gruppo fanno parte alcune infezioni localizzate come la sinusite, la mastoidite, l’ ascesso tonsillare e l’otite media acuta che sono per lo più legate  all’azione “invasiva” dello Streptococco e che sono contemporanee o immediatamente successive alla scarlattina in fase acuta.
  • Il secondo gruppo è invece costituito da patologie a patogenesi autoimmune (dovute ad un' alterata risposta del sistema immunitario ad alcune “componenti” dello SBEGA) come la malattia reumatica e la glomerulonefrite acuta (molto più comuni in passato, prima dell’introduzione in terapia degli antibiotici) che si presentano generalmente a distanza di 2 settimane dall’infezione.


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